
Contenuti per adulti
Questo testo contiene in toto o in parte contenuti per adulti ed è pertanto è riservato a lettori che accettano di leggerli.
Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
Lettera ai miei coetanei
Vivere di inerzia, groviglio di buio, rimasto sveglio dalle vostre incredulità,
succube dei vostri malati sogni. Questo mondo non mi appartiene, ma forse io
appartengo a lui.
E continuo a pensare, ma se penso è perché vivo, non perché penso. Se di lei mi
è rimasto solo quel fruscio, malato sogno di possesso, ossessivo circuito di
mancanze.
Quell’oscuro che mi divora: di me non rimarrà neanche l’ombra di questo brutto
sogno. Non credo al destino, ma tu aspettami dove il mare finisce, così che io
non possa mai più arrivarci.
Io che mischio il dolore ai miei occhi, di questo pomeriggio grigio, cupo e
divisivo. Io che confondo l’abbraccio a un massacro e il diverso a una
preghiera, il sospiro a un alleggerimento, una parola di meno a un proteggersi.
Un corpo mostruoso avanza nei miei occhi, mi muovo e lo sento. È tardi per
sparire, è presto per rimanere.
Io sento, mi sento, cambio. Aspetto che tu mi lasci cieco così che non possa
vedere dove io debba stare, perché forse non voglio stare come state voi.